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Come Invecchiare un Costume da Danza

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Posted 2 maggio 2015 by Ecole de Ballet in Guida al Balletto

Da Cenerentola alla Piccola Fiammiferaia, dal figlio del mugnaio nel “Gatto con gli Stivali” alla protagonista di “Scarpette Rosse”, i balletti di repertorio come pure le fiabe adattate per i saggi di danza sono pieni di personaggi che si suppongono abbigliati di vestiti vecchi e logori.

Ma come invecchiare un costume da danza?

I produttori di abbigliamento danza in genere possono fornire alle scuole di ballo dei costumi già con le caratteristiche richieste, e nel caso delle compagnie di balletto o delle grandi Accademie di danza ci penseranno i costumisti e la loro sartoria teatrale. Le piccole scuole di danza tuttavia potranno trovarsi nella necessità di riciclare abiti già usati, se il budget è davvero molto risicato.

In tal caso, utili consigli su come invecchiare un costume da danza (o da teatro) ci vengono proprio dai costumisti professionisti, che spesso intervengono di loro fantasia sui costumi appena usciti nuovi e intatti dalla sartoria.

La danza classica è di per sé una “stilizzazione estetica”, e allo stesso modo si possono trattare i costumi: soprattutto nei saggi di fine anno, basta uno strappo o una toppa applicata sul costume a simboleggiare la povertà del personaggio e a chiarire che il suo abito è consunto e rappezzato. La direzione della scuola di danza deciderà se far realizzare ex-novo il costume oppure modificarne uno esistente, tenendo conto che gli strappi sono permanenti (mentre le toppe si possono scucire) e quindi bisogna essere sicuri di non voler usare altrimenti in futuro il tutù o il vestito che si va a modificare.

Se invece si vuole un effetto più “realistico”, come in molte opere liriche, si può materialmente “rovinare” un costume. Uno dei sistemi principali è strofinare il capo di vestiario… con una grattugia da formaggio, soprattutto in punti “strategici” cioè dove sarebbe realmente consumato se indossato da molto tempo: gomiti, polsini, retro dello scollo, ginocchia ecc. Ovvio che questa tecnica funziona sui tessuti degli abiti civili, come velluto, lana, cotone, mentre è più problematica sui moderni costumi di lycra o sul tulle di un tutù. Un ulteriore tocco di antichità si può dare scucendo parzialmente le tasche e gli orli (parliamo sempre di giacche, camiciole, calzoni e gonne).

Un altro valido sistema è “sporcare” il costume disegnando macchie e aree falsamente consunte: in quest’ultimo caso si userà un grigio scuro oppure il colore di fondo del costume che andrà a “nascondere” i dettagli che si suppongono consumati. Facciamo un esempio: su un giubbino di velluto cangiante si coprirà il lucido del pelo con il colore di fondo opaco della stoffa, nei punti dove deve sembrare che il pelo non ci sia più; su un bustino ricamato o a piegoline si “nasconderanno” pieghe e ricami dove serve, con lo stesso sistema.

Certo non è un’operazione facile a mani inesperte, perché prima di impiastricciare bisogna avere “occhio” su dove l’effetto sarà più naturale.

La dipintura si può fare con colori per tessuti, e in tal caso sarà permanente, oppure con metodi più empirici, come i gessetti: in questo caso un lavaggio energico potrebbe riportare il capo alle condizioni primitive. Con tempere e acquerelli la reversibilità totale della procedura non è assicurata.