SCUOLA DI DANZA CLASSICA – MODERNA – CONTEMPORANEO – LATINI AMERICANI – PILATES – BIODANZA A CARPI

 


Metodi di insegnamento della danza “Metodo americano George Balanchine”

0
Posted 19 ottobre 2014 by Ecole de Ballet in Guida al Balletto

I principali metodi di insegnamento della danza classica sono:

Il metodo americano deriva dalla scuola russa importata in America da George Balanchine. Arrivato negli Stati Uniti, Balanchine insistette per realizzare il suo primo progetto: la creazione di una scuola di balletto.

Così il 2 gennaio 1934 aprì i battenti la School of American Ballet (SAB).


Il Metodo Balanchine è una tecnica di balletto usata nella compagnia da lui creata
insieme a Lincoln Kirstein (storico della danza), ovvero il New York City Ballet e nella School of American Ballet, la scuola da lui appositamente istituita allo scopo di formare danzatori con le qualità di musicalità, velocità, dinamica e purezza di linee necessarie ad interpretare i suoi balletti. 76299-004-CF288AF0

Più che un metodo di insegnamento vero e proprio dedicato alla formazione dei giovani allievi, come ad esempio il Metodo Vaganova, il metodo americano risponde a particolari esigenze tecniche e stilistiche derivanti dall’estetica balanchiniana e si rivolge quindi esclusivamente al danzatore professionista o comunque di livello avanzato.

Diversi particolari tecnici basilari sono stati rivisitati, e costituiscono oggetto di esercizi specifici, ribaditi in ogni forma:

La postura.

La postura generale del corpo è molto eretta, a prescindere dall’altezza raggiunta dall’elevazione delle gambe; il peso del corpo è portato molto in avanti e distribuito sugli avampiedi, in modo che i talloni rimangano “leggeri”. Il danzatore è sempre pronto a muoversi all’istante, vigile e sospeso come un pugile sul ring.

L’apertura del fianco nei movimenti dell’arto inferiore all’indietro.

In tutti movimenti dell’arto inferiore all’indietro (battement tendu, jeté, grand battement, arabesque, attitude…) il fianco corrispondente viene lasciato libero di aprirsi con una leggera torsione del rachide, in modo da raggiungere il massimo en dehors possibile dell’arto stesso pur mantenendo rigorosamente l’impostazione del fianco dell’arto portante. Questa peculiarità contribuisce alla particolare linea dinamica dell’arabesque: corpo molto eretto e fianco corrispondente all’arto inferiore dietro, molto aperto.

ecoledeballet - George BalanchineLe punte.

Appassionato dalle punte sin dalla sua prima giovinezza, Balanchine ha raffinato ogni dettaglio del loro uso, in modo da evitare tutti i possibili inconvenienti estetici derivanti dalla particolare struttura rigida della scarpetta (compreso il rumore spesso provocato dalla discesa a terra del gesso). Per questo, seguendo il metodo Balanchine, si sale sulle punte e se ne discende senza saltelli o scatti, come se si lavorasse con le scarpe di tela. Sia il relevé sulle punte che la discesa dalle stesse, avvengono mediante una completa mobilitazione di tutte le articolazioni del piede, in modo morbido ed ininterrotto, senza alcun passaggio brusco.

L’idea è quella di ottenere un movimento che sembri del tutto naturale e fluido, ma al tempo stesso molto sofisticato. In altri tipi di passi sulla punta (salti sulle punte o passi che richiedono comunque un certo dinamismo) il necessario “saltello” viene comunque effettuato con precisione e delicatezza maggiori di quelle delle altre tecniche.

L’atterraggio nei salti.

Lo stesso concetto del lavoro in punta ispira il modo di atterrare dai salti. Si trattiene il peso del corpo e si ammortizza la discesa con caviglie e ginocchia, prima ancora che i talloni tocchino terra, articolando completamente il piede.

L’uso del tallone nel plié.

Un particolare che colpisce l’attenzione dell’osservatore di una lezione-tipo è l’abolizione del principio tradizionale per cui il tallone debba sempre restare pienamente poggiato a terra nel demi-plié.

Per Balanchine il tallone è poggiato a terra, ma non vi si sofferma, in quanto il plié è concepito in modo molto dinamico, come un accorgimento per accumulare la massima energia necessaria per il passo che segue, come una vera e propria spinta contro il suolo che non deve quindi fermarsi in nessuna delle sue fasi.

Appoggiare il tallone, secondo Balanchine, equivale ad un arresto, seppure breve, del movimento. Conseguentemente, a seconda della sua particolare conformazione fisica e precisamente in caso di scarsa elasticità e lunghezza dei tendini e della muscolatura posteriore dell’arto inferiore, il singolo danzatore potrà preferire di non appoggiare per niente il tallone ed eseguire il plié come una spinta rapida contro il pavimento che coinvolga tutte le strutture anatomiche dell’arto inferiore ma che non comporti necessariamente un pieno contatto a terra del tallone (ci si rifà a una sorta di movimento pliometrico).