SCUOLA DI DANZA CLASSICA – MODERNA – CONTEMPORANEO – LATINI AMERICANI – PILATES – BIODANZA A CARPI

 


Storia delle punte

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Posted 4 ottobre 2014 by Ecole de Ballet in Guida al Balletto

È il genere più antico di danza che si possa studiare nelle accademie.

La sua origine proviene direttamente dall’Italia, dai balli di corte del rinascimento.

Ma il genere venne presto ripreso anche dalle corti francesi, che lo svilupparono e lo portarono alla massima espressione durante il XVII-XVIII secolo.

Fu in questo periodo che lavorò il coreografo Pierre Beauchamp, considerato il “creatore” delle cinque posizioni classiche.

In questo periodo la danza smise di essere un esercizio di corte. Non era più una cosa un po’ per tutti quanti (lo stesso Luigi XIV assunse il nome di Re Sole anche perché interpretò la parte del dio sole in “Le Ballet de la Nuit” nel 1653), ma divenne una professione vera e propria.

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All’inizio tutti i danzatori erano uomini. La prima donna a ballare salì sul palco nel 1681. Nel 1700 Raoul Feuillet scrisse un libro in cui raccolse le posizioni e i passi base della danza, ancora oggi utilizzati.

I danzatori del XVIII secolo erano coperti da maschere, indossavano grosse parrucche e scarpe col tacco. Le donne indossavano gonne larghe e lunghe, strette nei loro corpetti. Gli uomini non erano certo molto più leggeri. Furono due donne a cambiare le cose. Le due migliori ballerine francesi dell’epoca. Marie Camargo infatti scelse scarpe senza tacco, accorciò le gonne rendendole meno ingrombranti e abbandonò le maschere, mentre la sua rivale, Marie Salle, abbandonò i pesanti costumi scegliendo per il suo compagno delle tuniche greche.

La prima donna della storia ad aver compiuto una doppia pirouette è stata Hanne Heinel. Furono inglesi e tedeschi ad evolvere l’idea di balletto. Infatti John Weaver, a Londra, eliminò le parole dai suoi spettacoli, cercando di rappresentare i concetti attraverso espressività del movimento.

Nel 1735 fu fondata l’Accademia Imperiale Russa, che darà poi vita al Russian Ballet, il Balletto Russo. Verso la fine del Settecento la danza cominciò a subire forti accelerazioni. Si iniziò ad andare sulle punte. Per lo più per due o tre passaggi. Fino a che, per la prima volta, Marie Taglioni nel 1832 ballò tutta “La Sylphide” sulle punte.

Nel 1828 vennero inserite per la prima volta nei balletti delle prese. È l’era del Balletto Romantico. Siamo infatti entrati nel romanticismo e la danza non fa eccezione.

Marie Taglioni interpretò Sylphide. Questa rappresentazione cambiò moltissimo lo stile dei balletti, nella tecnica, nella storia e nei costumi. Fu proprio “La Sylphide” ad ispirarne il successore ideologico: “La Giselle”, interptretato per la prima volta all’Opera di Parigi nel 1841 da Carlotta Grisi. Anche ne “La Giselle” il tema sovrannaturale è dominante. Nel secondo atto i fantasmi indossano il tutù bianco reso popolare da “La Sylphide”.

Un salto ci porta alla creazione dei più grandi balletti del mondo. Nel 1932 George Balachine fonda la School of American Ballet. Più tardi, nel 1947, insieme a Kirstein fonda la Bellet Society che diventerà l’anno successivo (1948) il New York City Ballet. Così nacquero tanti balletti in tante città nordamericane: il National Ballet of Canada, a Toronto nel 1951, Les Grands Ballets Canadiens, a Montréal nel 1952, il Pennsylvania Ballet, a Philadelphia nel 1963 e lo Houston Ballet nel 1963. Nel 1956 le grandi compagnie russe, come la compagnia Bolshoi o la compagnia Kirov, cominciarono ad esibirsi in occidente. L’intenso spirito drammatico e il grande viruosismo tecnico ebbero un fortissimo impatto sul pubblico. È importante citare i grandi nomi di Rudolf Nureyev, diventato poi direttore artistico del Paris Opéra Ballet, di Natalia Makarova o di Mikhail Baryshnikov, poi direttore dell’American Ballet Theatre, a New York City.

La vera origine delle punte non è attualmente ancora conosciuta: si sa quasi per certo che nell’Ottocento venissero già utilizzate da ballerini nei teatri di Napoli.

Nel XX secolo diventano calzature esclusivamente femminili: la tecnica definita en pointe richiede che il piede si alzi da terra scaricando il peso sulla punta, di conseguenza nasce la necessità di un paio di scarpe capace di facilitare questo movimento, operato per donare maggiore grazia e leggerezza alla ballerina. Intorno al 1820 molte ballerine iniziano a sperimentare nei vari balletti questa tecnica: l’apoteosi e la conseguente affermazione la si avrà poi nel 1832, quando Maria Taglioni salirà in punta nel balletto La Sylphide, interamente interpretato sulle punte. La leggenda vuole che la ballerina italiana fosse di bassa statura e volesse apparire più alta e aggraziata, quindi prese le scarpette da mezza punta e le immerse nel gesso liquido.

Con il passare degli anni e con il progressivo tecnicismo acquisito dalle ballerine classiche, nascono nuovi passi di danza sempre più complessi e numerosi, che richiedono delle calzature rinforzate e, a seconda della tecnica di ballo, anche forme differenti per andare incontro alle diverse morfologie di piede: ad esempio le punte europee differiscono dalle punte russe per il bordino, e per la dimensione della punta. Le prime infatti hanno un laccio che regola la circonferenza del collo della scarpetta ed hanno una mascherina detta “ad U”, e la punta ha una base più larga; quelle russe, invece, oltre a non avere lacci per la regolazione della circonferenza, hanno la caratteristica mascherina detta “a V”, e la base della punta più stretta, che quindi necessita di un maggiore sforzo per mantenere l’equilibrio.

La nascita delle punte coincide anche con l’affermarsi della corrente romanticista della danza: la tecnica en pointe assume dunque un ruolo molto importante, tanto che molti coreografi, tra cui Marius Petipa, utilizzano questa tecnica per la maggior parte dei loro lavori.